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martedì 12 giugno 2012

panoramiche come genere di ragazze.



appuntamento all'una alla fermata della metro di alexander platz. cosi che io e angelo ci mettiamo d'accordo per incontrarci a berlino, sabato notte, cosi, senza uno straccio di telefono. anni novanta come genere di ragazze.
ci becchiamo quasi un'ora piu tardi quando ormai pensavo che sarei andato al berghain da solo.
due birre e siamo sul treno che ci porta alla stazione di ostbahnof.
sono le tre di notte a berlino. tra noi e l'ingresso del berghain una fila lunga un kilometro. una fila silenziosa ed ordinata. perfettamente tedesca.
di fronte a noi una dismessa centrale elettrica comunista che segna il confine tra il quartiere della berlino ovest kreuzBERG e quello della est friedrichsHAIN. da qui il nome berghain.
un'ora di pazienza e siamo ad un passo dall'entrare.
di fronte a noi tre ragazzi, nord-europei, alti biondi e ben vestiti. sono loro ad affrontare prima di noi sven.
sven marquardt e` un affermato fotografo, ma la sua fama e` nota ai piu` come il doorman del berghain.
e` bastato un suo cenno, e il buttafuori rifiuta l'ingresso ai tre ragazzi nordici, che allibiti ma educati svoltano a destra nella walk of shame dei rimbalzati da sven.
siamo un po' preoccupati. ci sentiamo molto ad un casting come genere di ragazze.
parliamo in inglese. angelo mi dice 'noi co ste facce entriamo sicuro'.
ho di fronte sven. ha la faccia tatuata. piena di piercing e anelli con teschi alle mani. io sorrido. lui ci lascia passare.
non ho la minima idea di quale sia il criterio della selezione ma capisco subito che il turista sara` tra i primi eliminati. quando il buttafuori trova nella mia borsa il biglietto aereo che di li a poche ore mi avrebbe riportato a roma, insiste perche` gli consegni la macchina fotografica. al berghain c'e` il divieto assoluto di fare foto o filmati. al berghain non esistono liste in riduzione, ingressi vip o privee. al berghain non ci sono sponsor. il concetto che popola questo club, e` quello di uno spazio sicuro dove potersi sentire confortevolmente liberi. al berghain non ci sono specchi da nessuna parte.
la grande pista centrale che ospita mille e cinquecento persone ha un`impiato audio che ti attraversa il corpo. e` pura techno. e` berlino, nient'altro che berlino. decadenza ed edonismo. labirinti. buio pesto.
la club culture a berlino e` unica al mondo. si sviluppa con la caduta del muro, quando l'esplorazione di berlino est da vita alla liberta` artistica, quando l'assenza delle autorita` contribuisce alla nascita di una scena gay estrema, quando le warehouses industriali diventano luoghi per la sperimentazione musicale.
da questo immenso spazio  sale una scala in ferro che porta al livello superiore.
sofie ci aveva avvertiti: 'don't get lost guys, time runs differently when in panorama'.
il panorama bar e` un viaggio nel tempo verso un'epoca in cui la gente si divertiva davvero. installazioni artistiche al neon, enormi fotografie di wolfgang tillmans intorno al bar, e altissimi finestroni che danno su berlino est. niente animazione. nessuna frociata.
la musica e` di un genere che non hai mai sentito prima. e` minimal house. e` elettronica. e` vintage. e` tutto e non e` niente. non puoi puoi smettere di ballare.
e quando ormai sei dentro lo spirito del panorama e il sole e` gia` alto, che le persiane dei finestroni si aprono tutte contemporaneamente. a tempo con la musica.
non ho mai visto un posto piu intenso di questo.
ho sentito dire che ai dj si riempiono gli occhi di lacrime mentre suonano al panorama bar.
io e angelo ci guardiamo e sorridiamo.
una chiacchiera nel bagno. uno shot di jegermeister.
non ce ne siamo neanche accorti.
siamo gia` persi nel panorama.

www.myspace.com/berghainpanoramabar
www.myspace.com/panoramabar
www.youtube.com/user/panoramabarmusic
https://www.facebook.com/panoramabarmusic?ref=ts



domenica 10 giugno 2012

io, erica e l'oceano.

"guidando riflettevo e ho pensato: ti do tempo questa settimana per scrivere un altro post o non ti stimerò più allo stesso modo. sono molto aut-aut come genere di ragazza".
è passata molto più di una settimana da quando erica mi ha minacciato, e io non ho scritto lo stesso.
mi viene da piangere da quanto sono stanco, sta sveglia alle sei e mezza non ci voleva, oggi che potevo finalmente dormire.
ho lasciato cinque anni di salute a berlino, a londra venticinque credo. non recupererò mai più. troveranno il mio corpo domattina, accasciato alla fine di una profonda discesa che dal bairro alto porta giù al fiume.
eh già, perchè sto andando a lisbona.
meno di dieci minuti ed erica passerà a prendermi.
se non avranno trovato prima il suo corpo accasciato sul volante dell'auto per un colpo di sonno da stanchezza arretrata di dieci anni.
mah sì ! maccheccefrega...
invio messaggio a paulo, il proprietario della casa che ci ospiterà per due notti nel cuore del bairro. spengo il telefono, e siamo io ed erica che ci sistemiamo in aereo come se non aspettassimo altro che dormire le due ore e cinquanta che ci condurranno a lisbona.
lei è stata in grado di sfruttare ogni singolo minuto, dormendo fino a che il tassinaro non dice "chegamos" e siamo nel mezzo di rua da rosa, nel bairro.
paulo ci ha dato appuntamento alle due del pomeriggio, e sono solo le undici.. e noi abbiamo bisogno di vedere l'oceano adesso.
ci sono delle volte in cui le cose semplicemente si incastrano perfettamente e capitano in risposta a quello che stai desiderando in quel preciso momento. è così che senza sapere come conosciamo l'indianino del negozietto poco più avanti. un amico di paulo. lo chiama per noi. due minuti dopo siamo nel suo retrobottega a cambiarci per il mare e a lasciare le nostre borse li. paulo ci avrebbe fatto trovare  le chiavi di casa lì in serata.
quattro birre e trecento polpette di bacalau dopo e siamo sdraiati al sole.
ridiamo per non so quanto, finchè il vento e il rumore delle onde non ci addormentano.
siamo solo noi. io, erica e l'oceano.

il giorno dopo ci svegliamo alle quattro del pomeriggio. il tempo è grigio. la nottata è stata spesa ad assaggiare i mojito di tutti i bar, a parlare inglese, spagnolo e un portoghese improvvisato con un milione di persone che poi ci salutavano come se ci conoscessero da una vita intera.
siamo in una casa di qualche secolo fa, soffitto altissimo, pavimenti in grossi listoni di legno grezzo e vecchio, pezzi d'arredo vintage anni settanta misti a graffiti da street art sui muri.
è in questa casa, al 161 di rua da rosa che nascono le migliori scoperte.
poco più tardi il tempo vola tra le candele accese, gli altissimi balconi spalancati sul bairro, le bottiglie di vino verdhe, la musica e le chiacchiere con le nostre coinquiline.
italia, cina, germania e olanda si incontrano in un lungo pomeriggio che si conclude molto oltre la mezzanotte.
idee sul cinema, sulla club culture, sui viaggi, sull'europa, sulla politica dei nostri paesi si scambiano e si accompagnano all'ipod di annette che ci suona i migliori dj set di berlino e colonia.
io ed erica ci sentiamo incredibilmente ricchi nel vivere questo momento indimenticabile.
è ora di scendere ancora  tra le strade del bairro.
abbandoniamo i discorsi importanti e ci mescoliamo alla folla.