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domenica 10 giugno 2012

io, erica e l'oceano.

"guidando riflettevo e ho pensato: ti do tempo questa settimana per scrivere un altro post o non ti stimerò più allo stesso modo. sono molto aut-aut come genere di ragazza".
è passata molto più di una settimana da quando erica mi ha minacciato, e io non ho scritto lo stesso.
mi viene da piangere da quanto sono stanco, sta sveglia alle sei e mezza non ci voleva, oggi che potevo finalmente dormire.
ho lasciato cinque anni di salute a berlino, a londra venticinque credo. non recupererò mai più. troveranno il mio corpo domattina, accasciato alla fine di una profonda discesa che dal bairro alto porta giù al fiume.
eh già, perchè sto andando a lisbona.
meno di dieci minuti ed erica passerà a prendermi.
se non avranno trovato prima il suo corpo accasciato sul volante dell'auto per un colpo di sonno da stanchezza arretrata di dieci anni.
mah sì ! maccheccefrega...
invio messaggio a paulo, il proprietario della casa che ci ospiterà per due notti nel cuore del bairro. spengo il telefono, e siamo io ed erica che ci sistemiamo in aereo come se non aspettassimo altro che dormire le due ore e cinquanta che ci condurranno a lisbona.
lei è stata in grado di sfruttare ogni singolo minuto, dormendo fino a che il tassinaro non dice "chegamos" e siamo nel mezzo di rua da rosa, nel bairro.
paulo ci ha dato appuntamento alle due del pomeriggio, e sono solo le undici.. e noi abbiamo bisogno di vedere l'oceano adesso.
ci sono delle volte in cui le cose semplicemente si incastrano perfettamente e capitano in risposta a quello che stai desiderando in quel preciso momento. è così che senza sapere come conosciamo l'indianino del negozietto poco più avanti. un amico di paulo. lo chiama per noi. due minuti dopo siamo nel suo retrobottega a cambiarci per il mare e a lasciare le nostre borse li. paulo ci avrebbe fatto trovare  le chiavi di casa lì in serata.
quattro birre e trecento polpette di bacalau dopo e siamo sdraiati al sole.
ridiamo per non so quanto, finchè il vento e il rumore delle onde non ci addormentano.
siamo solo noi. io, erica e l'oceano.

il giorno dopo ci svegliamo alle quattro del pomeriggio. il tempo è grigio. la nottata è stata spesa ad assaggiare i mojito di tutti i bar, a parlare inglese, spagnolo e un portoghese improvvisato con un milione di persone che poi ci salutavano come se ci conoscessero da una vita intera.
siamo in una casa di qualche secolo fa, soffitto altissimo, pavimenti in grossi listoni di legno grezzo e vecchio, pezzi d'arredo vintage anni settanta misti a graffiti da street art sui muri.
è in questa casa, al 161 di rua da rosa che nascono le migliori scoperte.
poco più tardi il tempo vola tra le candele accese, gli altissimi balconi spalancati sul bairro, le bottiglie di vino verdhe, la musica e le chiacchiere con le nostre coinquiline.
italia, cina, germania e olanda si incontrano in un lungo pomeriggio che si conclude molto oltre la mezzanotte.
idee sul cinema, sulla club culture, sui viaggi, sull'europa, sulla politica dei nostri paesi si scambiano e si accompagnano all'ipod di annette che ci suona i migliori dj set di berlino e colonia.
io ed erica ci sentiamo incredibilmente ricchi nel vivere questo momento indimenticabile.
è ora di scendere ancora  tra le strade del bairro.
abbandoniamo i discorsi importanti e ci mescoliamo alla folla.





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