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lunedì 19 marzo 2012

il seicentosettantesimo giorno (come genere di ragazza).

un paio di mesi e saranno due anni che vivo a roma. sono circa seicentosessantanove giorni che non faccio che lamentarmi di quanto milano sia meglio di roma. seicentossesantanove giorni che mi commuovo alle parole zafferano, zola e cotoletta. seicentosessantanove giorni che mi chiudo in bagno di nascosto e aprendo tutti i rubinetti dell'acqua calda e senza tirare lo sciacquone faccio finta di essere sui navigli in un giorno di nebbia. seicentosessantanove giorni di incazzature al volante e parcheggiatori abusivi. seicentosessantanove giorni di rutti al sapore di fegato per la macchinetta coi numerini completamente inutilizzata al banco salumi, in panetteria, alle poste, e all'ambulatorio del dottore. seicentosessantanove giorni di cacche di cane sui marciapiedi, di sgomitate sul bus, di disgusto per le scarpe che si vedono in giro e orrore per le meches delle donne di tutto il vicinato. seicentosessantanove giorni di turisti tedeschi e americani coi calzini di spugna e birkenstock. seicentosessantanove giorni di maritozzi alla panna e rimpianti.
oggi no.
mi sveglio alle undici.
spalanco la finestra del soggiorno e inspiro a pieni polmoni le polveri sottili che arrivano da quirino maiorana intasata dal traffico.
espiro e mi sembra quasi di essere in montagna inebriato dall'odore di pino silvestro.
preparerò un mini brunch.
scendo di corsa per fare la spesa; il pianerottolo del primo piano addobbato come le sale d'attesa con la statua della madonna degli ospedali del sud, mi sembra addirittura feng-shui.
due chiacchiere con la signora della scala G sui pomodori ripieni che ha fatto domenica, un saluto veloce alla focacciara che mi urla che oggi ci sono le polpette al sugo, e mi ritrovo a costeggiare la favela di zingari che occupa tutta l'area dei binari di trastevere fino al supermercato.
mi sento come se stessi passeggiando su rodeo drive, il supermarket mi sembra la food hall di harrods, e il traffico mi sembra quello della fifth avenue.
nelle orecchie un pezzo di oliver koletzki che mi ha accompagnato in un week-end durato quattro settimane.
oggi è il seicentosettantesimo giorno da quando ho lasciato milano, sto vivendo una vita che mi assomiglia, e da domani smetto di contare.
mettetevi le cuffie, alzate al massimo, godetevi il pezzo e soprattutto ballate.



6 commenti:

  1. ahhhaaaahhhahaha!!!! Sù ssaurìtaaa fooorteeee!!! Mi fa morire la Madonna sul pianerottolo!!! ahahahhaaa!!! Foto please!!! ;D
    Izy ;D

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  2. questi giorni che hai contato sono stati il rodaggio.... ora il motore è caldo al punto giusto e puoi partire... non puoi non amare roma... perchè???? perchè roma già ti ama....

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  3. concordo con te , vivere a Roma è un grande sbattimento di ,,,,,,,

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  4. @anonimo izy: non posso caricare foto nei commenti ma credimi che il pianerottolo l'ho già ampiamente fotografato;

    @anonimo 1: mah si come tutte le relazioni anche quella con la città non è cosa facile..

    @anonimo 2: vivere a Roma nn credo sia un gran sbattimento di ,,,, credo piuttosto sia il tuo spirito a decidere come vivere in un posto..

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  5. a me ai fatto venire voglia di venire a Roma!
    smetti di contare, sebra proprio che tu sia nel posto giusto per te

    ps bella anche la conzone

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  6. Giuro ho smesso!!! E credimi che anche io sono molto donna con fuso (e confuso) come genere di ragazza.. Grazie...
    Complimenti per il blog!

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